
Basilica di Santa Croce a Lecce
Scritto da ASTRA
Il barocco a Lecce si trova ovunque. Basta passeggiare lungo le vie del centro storico per trovarsi dinanzi a chiese, conventi, abitazioni, cortili, balconi che, nel loro stile ridondante e artificioso, sono rappresentazione di come l'arte barocca ha sapiuto esprimersi in maniera capillare in un gioco di forme, volumi e architetture. Il barocco nacque a Lecce perchè qui, verso la fine del Cinquecento, trovarono propria sede gli ordini religiosi dei gesuiti, dei teatini, dei carmelitani, dei domenicani, dei celestini, tutti provenienti da Roma e Napoli e quindi portatori del gusto della tradizione del Rinascimento e del Manierismo dei luoghi d'origine. Il vero tratto distintivo dell'architerttura che nacque, però, è rappresentata dalla particolarità che aveva il tufo locale, la cosiddetta pietra leccese, che si caratterizzava per il suo essere tenera e plasmabile. Dal bianco al giallo paglierino, la pietra leccese deve la sua particolare malleabilità alla presenza di argilla, che permette un modellamento al tornio e anche manuale. E' con questo particolare materiale che i grandi capolavori del barocco leccese hanno preso corpo. E sempre con questo tufo morbido, che una volta esposto all'aria diventa duro e resistente come il marmo, fu realizzato il capolavoro del barocco leccese, la BASILICA DI SANTA CROCE.
La costruzione della Basilica non è stata tra le più semplici; la prima pietra fu posta nel 1353, ma i lavori si interruppero quasi subito a causa della morte del suo mecenate, Gualtieri Di Brienne. La costruzione riprese solo nel 1549 ad opera dei più importanti architetti salentini dell'epoca, Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna. La chiesa di Santa Coce fu terminata nel 1699 e porta su di sè i segni del passaggio di questo lungo lasso di tempo. Proprio la facciata principale è costruita accostando elementi tipici del Rinascimento ad esuberanti fantasie barocche, il tutto armonizzato senza la minima stonatura. Il primo ordine della facciata è diviso da 6 colonne a fusto liscio disposte sotto la trabeazione decorata con telamoni umani e ferini. Il portale maggiore, costruito nel 1606, da Francesco Antonio Zimbalo, presenta due coppie di colonne corinzie ed è sormontato dagli stemmi di Filippo III di Spagna, a sinistra di Maria D'Enghien e a destra di Gualtieri VI Brienne duca di Atene. Nella parte superiore della facciata, subito dopo la trabeazione, una fila di cariatidi sorregge ls balaustra decorata con tredici putti abbracciati, simbolo del potere temporale e spirituale della chiesa cattolica, mentre ai lati estremi sono presenti le statue della Fede e della Carità. Ed è qui che si trova il simbolo del barocco leccese: il rosone della Basilica, ricco di foglie d'acanto e cerchi decorati, incormicito da due colonne corinzie e affiancato da nicchie contenenti le statue di San Benedetto e San Celestino.
Nascosto tra le foglie d'acanto del rosone, alle ore nove, i più attenti potranno scorgere il profilo di un uomo, tratteggiato con grande naso, autoritatto, secondo molti studiosi, dell'architetto Francesco Antonio Zimbalo. Un volto umano circondato da fiamme, leoni, pellicani, melograni, in una combinazione superba di immagini pagane e cristiane per una costruzione che tutto il mondo invidia a Lecce.
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