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Corradino di Svevia e la battaglia di Tagliacozzo

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Itinerari - Abruzzo

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Il 23 agosto 1268 la pianura ad est di Tagliacozzo, nei Piani Palentini, fu teatro di uno scontro militare di portata storica, in quanto sancì la fine del sogno imperiale della dinastia degli Svevi e l’affermazione della potenza guelfo-francesce (Angioini) nella penisola italiana.

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I protagonisti della vicenda sono: Corradino di Svevia, discendente del Barbarossa ed erede del Sacro Romano Impero, all’epoca della battaglia di Tagliacozzo appena sedicenne, alto, slanciato, occhi azzurri, ornato da lunghi capelli biondi, più maturo in rapporto alla sua età, amato da tutti, di bontà d’animo e di schiette doti di umiltà e di semplicità, e Carlo D’Angio, brutto, antipatico e cattivo, fratello del re Luigi IX di Francia, incoronato re di Sicilia per mano del pontefice francese Clemente IV. 

Per Corradino di Svevia la posta in gioco era la riconquista dell’Italia e del Regno di Sicilia che se fosse riuscita avrebbe posto le basi per la ricostituzione del Sacro Romano Impero e di conseguenza stretto in una morsa i domini territoriali della Chiesa di Roma, tutti situati nell’Italia centrale, ricreando di nuovo per la Santa Sede il pericolo di una subordinazione alla volontà dell’imperatore.

Il 17 gennaio 1268 Corradino di Svevia lasciò Venezia con un esercito di tremila uomini a cui si unirono altri contingenti militari lungo il cammino fino ad arrivare a circa seimila uomini. Il 24 luglio Corradino di Svevia giunge a Roma dove fu accolto dal popolo festante che lo acclamò imperatore. Nel frattempo il re Carlo, dopo aver sedato una ribellione in Puglia e grazie ad una rete di informatori che lo avvertiva in anticipo sulle intenzioni dello svevo, decide di attendere Corradino di Svevia ed il suo esercito in un terreno adatto il più possibile per un combattimento e si posiziona presso Villa Ponti, o castrum Pontium, nei Piani Palentini vicino Tagliacozzo. Il 14 agosto Corradino di Svevia lascia Roma e muove verso l’Abruzzo per raggiungere Sulmona che si era di recente dichiarata di fede imperiale.

Il 23 agosto, dopo un paio di giorni di fronteggiamento, la battaglia di Tagliacozzo entra nel vivo quando i due eserciti, all’alba, entrano in contatto. Quello di Carlo era inferiore numericamente circa 4000 unità; quello di Corradino di Svevia contava circa 5000/5300 unità. Ma grazie all’intervento di Aléard de Valéry, un fedelissimo della casa D’Angiò, che consigliò a Re Carlo di adottare la tattica dell’imboscata per controbilanciare le forze superiori dell’esercito di Corradino di Svevia, le sorti della battaglia di Tagliacozzo volsero a favore di Re Carlo. Anche Dante Alighieri riconosce in Aléard de Valéry il vero stratega della battaglia di Tagliacozzo, tanto che nel ventottesimo canto dell’Inferno ricorda l’avvenimento con i versi  

A Ceperan, là dove fu bugiardo

Ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo

ove senz’armi vinse il vecchio Alardo…

 

La tattica dell’imboscata e l’astuzia di far indossare al maresciallo Enrico di Courance l’emblema reale del giglio, che era l’ insegna di guerra del re Carlo, indussero l’esercito di Corradino di Svevia a credere che il re Carlo fosse schierato nella battaglia e non che potesse essere nascosto in qualche parte in attesa di lanciare un attacco improvviso. Infatti quando l’esercito di Corradino di Svevia inseguì la modesta parte dei soldati angioini schierati in campo aperto fu attirato in un imboscata ed annientato con un attacco improvviso sui fianchi dalle truppe nascoste nelle zone collinose. Quest’astuzie, a quel tempo, non erano considerate leali, essendo ancora ritenuto ideale il combattimento condotto secondo la rigida osservanza delle regole della cavalleria.

 

 

 

Corradino di Svevia, che non era mai entrato in combattimento nella battaglia di Tagliacozzo, si diede alla fuga. Ben presto Corradino di Svevia venne fatto prigioniero nei pressi di Roma in prossimità del fiume Astura. Venne imprigionato nella Torre Astura per poi essere trasferito a Napoli.

Il 29 settembre 1268 Corradino di Svevia viene decapitato in Piazza del Mercato e le sue spoglie custodite nella chiesa esistente nella stessa piazza tenuta dai frati carmelitani. Sull’esecuzione di Corradino di Svevia si narra questa leggenda: che l’estensore della sentenza di morte, Roberto di Bari, venisse immediatamente ucciso appena dopo la sua lettura per ordine di Re Carlo perché non potesse vantarsi di aver condannato a morte un rappresentante di sangue reale.

Il numero dei caduti nella battaglia di Tagliacozzo fu di circa quattromila. Il luogo dove un così grande numero di morti siano stati sepolti è ancora imprecisato. Alcuni avanzano l’ipotesi che il cimitero debba essere localizzato nei sotterranei della grande basilica di S. Maria della Vittoria che nel 1278 Carlo fece costruire nelle adiacenze del campo della battaglia di Tagliacozzo i cui resti sono ancora oggi visibili. Altri sono convinti che il cimitero possa riaffiorare da un momento all’altro, per portare nuovi elementi di valutazione sull’importante battaglia di Tagliacozzo.

 

 

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