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Vieste: quartiere medievale e il seggio. Stampa E-mail
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Martino
Itinerari - Puglia
Scritto da Martino   


Vieste è posta all’estremità orientale del Gargano e si adagia su un declivo che da circa 50 metri di altitudine scende dolcemente fino a farsi lambire per più di tre quarti dal mare.

Sembra addormentata e magica sotto gli occhi vigili e possenti del Castello che dalla cima del promontorio domina da secoli. Il quartiere medievale si snoda con le sue stradine strette e tortuose, fra le case bianche, dai piccoli usci e dalle ripide e anguste scalinate, che di tanto in tanto sono unite da esili archi e che impongono al visitatore un senso di oppressione e di rispetto, di austerità e di mistero.
Questo quartiere si affaccia sullo strapiombo della “Ripa”, vero balcone che si proietta su un mare interminabilmente azzurro. Si allunga sino alla punta di S. Francesco e costituisce, forse, la parte più suggestiva di tutta la città. Le vie del quartiere medievale sono per lo più strette, specialmente agli imbocchi prospicienti sul mare e non si incrociano mai alla perfezione.
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Tale struttura urbanistica, comune un po’ a tutte le città marinare serviva principalmente ad attutire la violenza del vento e costituiva motivo di difesa per i cittadini. Infatti i paesi marinari, per natura laboriosi e pacifici, erano spesso soggetti ad improvvise e feroci incursioni da pare dei predoni del mare. Le vie non allineate davano agli abitanti la possibilità di sfuggire facilmente agli sguardi degli assalitori e preparare subito un piano d’attacco. Anche gli usci piccoli e le scalinate anguste e ripide, fatte così per guadagnare spazio nella casa, impedivano ad un uomo carico di armi di penetrarvi e di muoversi con disinvoltura. Quando l’aggressore riusciva a salire, non raggiungeva mai lo scaltro abitante che, nel frattempo, aveva trovato scampo su per i tetti o attraverso gli archi di contrafforte che poggiavano fra un palazzo e l’altro, quasi sempre agli angoli delle vie e poco discosti dalle finestre.
Lasciando la Cattedrale non possiamo non visitare alcune di queste: via Judeca, un tempo casbah ebraica; via Cimaglia, dove sono ancora visibili le roccie della “Chianca amara”, su cui Dragut sfogò la sua sete di uccisioni; via Levante, via Gregorio XIII, via Bacco; e poi via Celestino V, via Alessandro III, via dei Mille. In tutte fanno bella mostra i balconi fioriti, il tripudio degli esili archetti e i tozzi e sghembi “mugnali” (scalinate esterne con ballatoio), che donano alle case un chiassoso, ma geniale stile architettonico. La piazza principale, quadrata, con un lato sullo strapiombo della “Ripa”, era quella del Seggio. Primeggiava una bassa costruzione con ampie arcate sovrastata da una torre campanaria con orologio, detta Sedile, dove il Governatore di Vieste teneva le pubbliche assemblee e amministrava la giustizia. In questa piazza, nel 1799, fu innalzato l’albero della libertà, segnale della Rivoluzione Francese e primo simbolo dell’unità e dell’indipendenza italiana. Di fronte a questa piazza è rimasto ancora un residuo di arte del tardo Rinascimento, il balcone sostenuto da sei bellissimi gattelli, uno diverso dall’altro e riccamente lavorati in bassorilievo. Sulla facciata del palazzo fanno spicco, il altorilievo, due leoni rampanti e, fra essi, un S. Michele.

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